
300 sensazioni per 2 ore di film... orgasmo dei sensi per questo capolavoro cinematografico. Io non trovo parole per descriverle tutte ma il mio amico Davide (alias Shea) in parte ci è riuscito ..
.. ecco il post tratto dal suo blog:
“This is madness!”
“Madness? This is Sparta!”
Finalmente ho visto l'opera di Zack Snyder. 300 .
Meraviglioso.
Splendido nella sua più totale scontatezza. Splendido nel mostrare, rappresentare, rendere vivide le emozioni. E' una graphic novel, si vede. E' un gigantesco fumetto danzante. E' espressione sublime di arte ed immagini. I dialoghi, scontati anch'essi e ripresi dal fumetto, riescono nella loro semplicità ad accrescere l'ardore che le immagini e le musiche suscitano dall'inizio alla fine.
Immagini. E' riduttivo. Dipinti in movimento. Tutto, a partire dalla fotografia per arrivare al montaggio è un gigantesco affresco magniloquente di gloria, fervore, sangue e violenza. E' da rimanere a bocca aperta dall'inizio alla fine. L'immagine finale è un quadro, nella luce, nella prospettiva appiattita, nel plongé irreale, nel suo stamparsi negli occhi e nella mente dello spettatore. Tutto è talmente estetizzato e reso bello che è impossibile staccare gli occhi dallo schermo; 300 offre 2 ore di esperienza estetica a 360 gradi.
La storia in sé si presta tantissimo alla spettacolarizzazione: la figura di Leonida è emblema di coraggio e spirito guerriero e il suo nemico, l'esercito Persiano, è da sempre rappresentato in maniera più che esotica. Il modo in cui Miller prima e Snyer poi, l'hanno raccontata, però, rasenta la perfezione stilistica.
Epicità .
Ogni secondo della pellicola è intriso di un senso di epicità e solennità che è impossibile non sentirsi presi da uno spirito di fierezza. I fisici statuari, il parlato tra l'aulico, il bullesco e il sacro, la fotografia ocra e le musiche di Bates completano l'opera.
Violenza .
Tanta, tantissima e spettacolarizzata. Ma è uno spettacolo che incanta e mai disgusta. Al di là del senso della battaglia, è una violenza talmente estetizzata che perde la sua carica orrorifica e diventa arte. Palesemente irreale e giustamente fumettistica come rappresentazione di battaglia (al di là della splendida falange oplitica), ma è proprio per quello che riesce paradossalmente ad esprimere e rappresentare il valore in sé della guerra per gli Spartani. L'arte del combattimento, della guerra, assurge a valore assoluto, affiancandosi alla logica razionalità tipica della Grecia classica. Giusta rappresentazione di una Sparta spesso vista come la serie B della Grecia. Nel nostro immaginario Atene è giustamente la splendida culla della filosofia, ma in realtà per lunghi periodi vi ha governato la corruzione. E' tempo di pensare a Sparta come ideale capitale di arti i cui strumenti sono la lancia, lo scudo e la spada. In 300, questa celebrazione, è pienamente compiuta.
In 300 la violenza non è barbarie. Il sangue non fa mai schifo. E' solo inchiostro rosso con cui si scrive la storia.
Rosso .
Colore predominante insieme all'ocra. Cremisi come i mantelli di Sparta. Intenso come il colore del sangue. Rossi saturati al massimo. Rossi rubati alla tavolozza di un pittore. Rossi assoluti, come non possono esistere in natura, ma che esistono nella nostra mente. Il Rosso è un colore primario. Il Rosso è carico di valore simbolico. I mantelli di Sparta, anche. Il sangue versato, idem.
Emozioni .
Pure e dirette. 300 non si guarda, non si osserva distaccatamente. 300 Si vive: attraverso le scelte di regia eleganti e predittorie, attraverso le schitarrate che irrompono nella musica orchestrale, attraverso le parole di Leonida, attraverso le mutilazioni multiple, attraverso “the guts” della Donna di Sparta, attraverso la falange oplitica, attraverso il dolore di un padre, attraverso il fascino ambiguo del nemico, attraverso la paura trasformata in lucida follia di battaglia, attraverso ogni singolo secondo di film. E' un flusso di emozioni esasperati che ti portano ad uscire dalla sala in pieno furore. E' un film quasi pericolosamente fomentante.
E' IL film post-moderno.
Inutile commentare gli attori, perché in loro vivono spiriti, valori e manifestazioni di un universo che si autocelebra in maniera perfetta.
(Ma il riscatto di David Wenham non posso non citarlo, che riscatta l'onore del Faramir ammazzato da Jackson )
“Go tell the Spartans, stranger passing by,
that here, obedient to their laws, we lie”
Simonide
dal blog di shea